Progetto per una chiesa in Thiene

Il lotto di proprietà della parrocchia è caratterizzato da vari elementi vincolanti e caratterizzanti. Innanzitutto il complesso chiesa-canonica-campanile.

Ho scelto nel progetto di conservare e valorizzare tale importante preesistenza staccando da esso la nuova chiesa e generando, con l’inserimento di una sottile tettoia, un chiostro, in modo da rafforzare e precisare tale individualità.

Di fronte all’antica chiesa, raccogliendo un’ipotesi di progetto che dovrebbe essere realizzata, ho previsto la creazione di un piccolo ma importante sagrato, generato dalla lieve deviazione della strada.

La chiesetta del ‘300 sarà utilizzata per celebrazioni feriali e per la preghiera di adorazione, in modo da permettere una complementarietà nell’uso che garantisce, da un lato la vita della chiesa antica e dall’altro un “dialogo liturgico” tra le due chiese.

A tal fine non ho previsto la costruzione di un nuovo campanile, semmai quello antico andrebbe ristrutturato assieme a tutto il complesso; desidero che i fedeli vengano richiamati dagli stessi tocchi delicati che udirono i loro avi secoli orsono.

Con tutti questi accorgimenti l’antico complesso non correrà il rischio di essere a poco a poco soppiantato e trascurato, come è avvenuto per altre antiche e preziose chiese di Thiene.

L’altra preesistenza importante è il nuovo centro parrocchiale ultimato qualche anno fa.

Poiché il lotto non è molto grande (circa 5334 mq) il centro parrocchiale verrebbe a trovarsi molto vicino alla nuova chiesa.

Ho cercato di evitare che tra questi edifici nascesse qualche tipo di contrapposizione volumetrica o visiva; è per questo che ho deciso di utilizzare una forma a conchiglia che permettesse all’edificio chiesa di avere una forte connotazione ed individualità mantenendo comunque la sua altezza ben al di sotto di quella del centro parrocchiale (14 m contro 9,4 m). Un’altra strada poteva essere quella di collegare la nuova chiesa col centro parrocchiale, originando una costruzione omogenea dal punto di vista formale, ma ciò poteva condurre alla tipologia casa-chiesa da considerarsi estranea allo spirito del Concilio Vaticano II.

Grosso errore sarebbe, a mio avviso, costruire una chiesa alta ed inevitabilmente molto vicina al centro parrocchiale: questi edifici risulterebbero facilmente in contrasto tra di loro, senza poi contare gli effetti sulla piccola, umile chiesetta del ‘300.

Come si è gia detto, nel quartiere mancano quasi totalmente spazi e luoghi che siano punti di riferimento per gli abitanti. In questo senso è fondamentale rafforzare il lieve potere catalizzatore che ha oggi il centro parrocchiale, anche per merito della vivacità della comunità.

È per questo motivo che ho “posato” la chiesa in un giardino facendo sì che il verde fosse l’elemento ed il colore unificatore tra i tre complessi. Nella zona non esiste un parco, un prato dove le mamme possano portare i bambini a giocare o prendere sole ed aria.

Per rispondere alle varie necessità di tutte le fasce d’età dei possibili fruitori, ho previsto nel progetto la localizzazione di quattro differenti zone.

Una, davanti al centro parrocchiale, è caratterizzata dalla presenza di un campo in cemento per il gioco dei ragazzi (in cemento perché utilizzabile anche in stagioni piovose) delimitata dal parcheggio che fa da filtro tra la seconda zona. Essa è formata dal viale d’alberi dell’accesso principale e le fasce verdi adiacenti, dove si può parlare, giocare, incontrarsi…

La terza zona si trova ad ovest, tra la chiesa nuova e via S. Rosa. È la zona dedicata al gioco dei bambini più piccoli. Verranno disposti giochi, una piccola fontana e una buca di sabbia.

Ho previsto poi due spazi più discreti per la preghiera ed il raccoglimento personale (o per le ore di catechismo), uno dietro la chiesa nuova, ed uno a fianco al centro parrocchiale.

Come si vedrà più avanti esiste un’altra zona, quella del sagrato, utilizzabile per liturgie o spettacoli all’aperto.

La qualità maggiore che ho tentato di dare al progetto è la complessità di funzioni e spazi: complessità non equivale a disordine, infatti la complessità è caratterizzata da correlazione fra i vari elementi, il disordine da separazione. La complessità è il “sale” necessario affinché gli spazi siano vivi ed utilizzati.

È in fase di realizzazione un piano particolareggiato che prevede la demolizione di alcuni edifici e la costruzione di altri (a carattere commercio-residenziale) disposti lungo un asse nord-sud che ha come sfondo la facciata principale della chiesa. Ho disposto la chiesa secondo quest’asse anche per evitare sovrapposizioni tra le facciate delle due chiese, infatti esse, se avessi disposto la nuova costruzione lungo l’asse tradizionale est-ovest, sarebbero risultate affiancate.

Il complesso sarà recintato da un muro in laterizio (alto 1,6 m) in modo da creare una specie di brolo che rafforzi le lievi tracce di un passato che si fa sempre più sbiadito, e per proteggere l’area dal rumore del traffico.

Per accedere alla chiesa si possono scegliere tre distinti accessi, uno principale e due secondari. Questo per comodità pratica ma anche per dare un segno: la pluralità di strade sta ad indicare come ogni uomo vada a Dio percorrendo una via unica, vuole essere segno di unione nella diversità.

Al centro del viale alberato corre una linea d’acqua che guida il fedele fino alla discesa dell’ingresso, in corrispondenza di due fontane simmetriche che segnalano l’inizio del viaggio verso l’incontro del fedele con Cristo. Anche l’accesso da ovest è caratterizzato da una semplice fontana che vuole essere soglia e punto di ritrovo.

Il SAGRATO.

Il sagrato ha la stessa forma della chiesa, ma non esce dalla terra bensì vi sprofonda. In un recente viaggio a Gerusalemme ho notato come gli antichi sepolcri dei primi cristiani fossero di solito scavati nella roccia, sotto terra. Si accedeva all’ingresso attraverso un declivio che veniva, una volta deposto il defunto, riempito di detriti e terra per evitare che la tomba fosse profanata. Il sagrato vuole essere quel declivio, l’ingresso la porta del sepolcro. Tutto il percorso di avvicinamento diventa un esplicito richiamo alla morte, alle morti che scandiscono la vita di tutti gli uomini: se il cristiano non affronta, non accetta la morte, non si lascia neppure incontrare da Dio e non può partecipare della resurrezione di Gesù.

Se si guarda la sezione assiale del complesso, si vede come chiesa e sagrato si trasformino in due immense mani che si prendono in un’unione paradigmatica. La chiesa ha bisogno del sagrato ed il sagrato della chiesa, la chiesa ha bisogno degli uomini e gli uomini della chiesa. Il sagrato diventa il simbolo del cammino che deve fare l’uomo dentro il mistero e la profondità della propria vita. Il sagrato è sì uno spazio di incontro, di attesa e dialogo, ma non è uno spazio che invita al “parcheggio”: si è spinti ad entrare in chiesa oppure ad uscire e salire fino a ritrovare l’orizzonte, il mondo.

Il sagrato può essere anche utilizzato per celebrazioni all’aperto, per spettacoli o per la proiezione di film in modo da rendere utilizzabile la chiesa non solo per le classiche liturgie. La capienza è di 232 persone.

L’INTERNO.

Una volta entrati, si accede ad un piccolo atrio in penombra che invita a salire per le scale disposte lateralmente; si arriva così al livello dell’aula. Il pavimento in legno è in leggera salita (3%) verso l’altare, i banchi sono disposti a zig-zag (sfalsati di mezzo posto: 25 cm) in modo da permet-tere a tutti una perfetta visuale: ognuno vede l’altare senza ostacoli, tra le teste della persone che lo precedono. La capienza totale è di 392 posti a sedere più altri 110 mq disponibili per persone in piedi (lo spazio del matroneo).

La struttura di copertura è composta da travi in cemento armato bianco (25×140 cm) accoppiate, aventi luce massima di 30 metri; ogni trave è generata da una curva nello spazio (cioè l’asse della trave non giace in un piano) che si congiunge alle altre sopra il fuoco dell’aula: il tabernacolo. Tra la travi di ogni coppia ci sono dei lucernari apribili in vetro traslucido bianco che generano lame di luce che, procedendo verso l’altare, si assottigliano sempre più, avvicinandosi le une alle altre fino a fondersi.

Queste lame di luce diventano quasi come dei raggi solari emessi dal tabernacolo che diviene il “sole che sorge” della chiesa. La superficie finestrata totale dell’aula, di circa 150 mq, è tale da garantire una illuminazione orizzontale media dell’ambiente di circa 180 lux (1 lx=1 lm/mq) che permette una comoda lettura; la luce diffusa poi dovrebbe essere l’ideale per la preghiera e la meditazione.

Per mezzo di altre scale si può salire al primo piano: ognuno può scegliersi la posizione per sé più comoda per partecipare alla celebrazione. Da questo piano si può accedere ai banchi che sono disposti su ali che degradano come in un teatro, passando dal livello +3.18 a –0.22.

I FUOCHI LITURGICI

Il motivo principale dell’interno è il confluire di quasi tutti gli elementi, ali laterali, banchi, lame di luce, verso il tabernacolo e l’altare.

Il tabernacolo diventa la roccia che sorregge tutta la struttura della chiesa, l’albero mastro che sostiene le “vele di copertura”, ma rimane sempre qualcosa di piccolo quasi irrilevante. Esso è illuminato da un’aureola di luce diffusa proveniente da un lucernario triangolare invisibile dall’interno mentre l’altare si trova in penombra perché in corrispondenza del presbiterio i lucernari si interrompono.

In caso di necessità è possibile inserire una piccola credenza a fianco del tabernacolo.

Ho deciso di mettere il tabernacolo in posizione centrale, anche se sconsigliato dalle norme CEI, per fare risuonare la centralità ed il fondamento che ha Cristo nella vita del cristiano.

Così come nel mondo la Parola è perdente, senza peso, molto piccola e umile, così il presbiterio è concepito come uno spazio semplice e compatto (35 mq). Di conseguenza a questa scelta, è diventato necessario distinguere il più possibile i fuochi liturgici. L’ambone è aggettante verso i fedeli, sospeso come un trampolino. È una presenza esile ma forte allo stesso tempo: il possente lucernario cilindrico garantisce che l’eco della parola risuoni nell’aula anche se non c’è nessuno a proclamarla.

La presidenza è posizionata lateralmente in modo da evitare sovrapposizioni visive e funzionali.

La parete immateriale formata dall’altare e dall’esile croce di legno appesa alla copertura diventa la porta per accedere al mistero di Dio fatto uomo. L’altare vuole divenire segno di contraddizione; il basamento in ferro nero che sostiene il piano di pietra bianca, diviene la metafora della nascita di Dio in Gesù.

L’altro fuoco liturgico è il battistero. È stato posizionato al centro dell’aula per esaltare l’importanza del sacramento: è il fondamento del cristianesimo. In questo sacramento lo Spirito Santo fa rinascere l’uomo dalla morte alla vita.

In tal posizione è agevole per tutti partecipare al rito battesimale, in modo da responsabilizzare la comunità nei riguardi della fede dei suoi nuovi membri. La forma e la disposizione del fonte battesimale, unita ai materiali, vuole essere un esplicito riferimento al presbiterio e all’altare, quasi che tra la punta del fonte e l’altare corresse un invisibile filo d’unione.

La penitenzieria è stata ricavata sotto la gradinata destra. È uno spazio riservato, discreto, facilmente accessibile, che assicura un disturbo minimo ai fedeli in caso di numerose confessioni. In questo spazio si può disporre la statua di Maria o di altri santi. A sinistra sono disposti i servizi e i locali accessori.

Le gradinate sono sorrette, dalla parte dell’aula, da colonne d’acciaio inclinate in modo da evidenziare la successione dei gradini.

In opposizione al tabernacolo c’è l’ingombrante “cilindro” dell’ascensore. Questa dualità sembra un duello tra la piccolezza e debolezza del tabernacolo e la potenza dell’ascensore. Ho ritenuto necessario l’inserimento dell’ascensore per agevolare il movimento verticale tra i vari livelli, ma anche per sottolineare come indipendentemente dal ruolo sociale di ogni uomo, in nome di Cristo tutte le strade confluiscono, tutte le diversità di livello si annullano, tutti i contrasti si appianano. La copertura della cabina dell’ascensore è di materiale semitrasparente, così l’ascensore, man mano che sale, è investito da una luce (proveniente dal lucernario di copertura) sempre più intensa.

Le ali.

L’aula liturgica è definita e “sostenuta” da due possenti muri che tagliano all’esterno il profilo della copertura. Vogliono essere elementi di transizione e “semi-separazione”. L’ala di sinistra racchiude lo spazio per il coro e l’organo, è aperto sull’aula con un arco ribassato. Questa posizione è la migliore: il coro è visibile dall’aula, il suono dell’organo può propagarsi senza incontrare sfavorevoli barriere acustiche, la forma della strutture sono ideali dal punto di vista acustico, funzionando da cassa di risonanza, l’organista può vedere il coro, il celebrante ed il direttore del coro.

Nell’ala di destra vi è la sagrestia al piano terra e l’ufficio per il sacerdote al primo piano. La sagrestia è illuminata da un lucernario triangolare generato dal “pozzo di luce” del primo piano che diventa un prolungamento dell’ambiente esterno all’interno. L’ufficio del sacerdote è ottimo, per la sua posizione, per colloqui, confessioni particolari ecc.. Dal piccolo terrazzo si può osservare l’antica chiesetta.

È importante sottolineare come la nuova chiesa rispetti le norme di sicurezza, prevenzione incendi, eliminazione delle barriere architettoniche. Ai lati del presbiterio sono previste due uscite di sicurezza. Queste aperture fungono anche da ingresso per i disabili. Il piccolo dislivello (22 cm) che devono compiere per giungere al livello dell’aula, viene superato con una corta rampa (p. 8%) posta in posizione centrale. Ho di proposito scelto tale posizione “compromettente” affinché questa rampa diventi segno di integrazione e accettazione delle diversità della comunità.

La forma delle ali è un richiamo all’andare dei cristiani, al vivere nel mondo aperti verso tutti.

I MATERIALI

“Il fattore essenziale nella composizione dello spazio è rappresentato dalle scelte che riguardano i materiali, la luce, i colori, e la proporzione”. Nel mio progetto ho curato molto questi elementi, cercando di evidenziare ed incanalare le differenze ed i contrasti.

Per quanto riguarda i materiali delle strutture portanti ho utilizzato la plasticità del cemento armato bianco per sagomare le travi curve della copertura. La copertura esterna è in rame pre-ossidato dal caratteristico colore verdino-azzurro. La facilità di lavorazione di questo materiale è l’ideale per risolvere i problemi inerenti ad una copertura di forma complessa.

Le pavimentazioni esterne sono in laterizio, tranne il sagrato che è in pietra bianca; le gradinate sono anch’esse in cemento armato bianco. Le ali ed i muri esterni sono in laterizio intonacati grossolanamente.

Per il pavimento dell’aula ho scelto un legno scuro capace di trasmettere calore all’ambiente. Il presbiterio è in marmo bianco così come il basamento del fonte battesimale, il fonte vero e proprio è in marmo rosa.

Il colore scuro del pavimento e dei banchi contrastano con il candore del soffitto.

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Giancarlo Della Libera

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Dott. Vanzo Giuseppe – Breganze (Vicenza, 14 aprile 2016)

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